Emanuele Marchetti - Sebastiane
a cura di Andrea Acocella
21-22 marzo 2026
Sebastiane è un'installazione site specific di Emanuele Marchetti concepita appositamente per Romadiffusa, a cura di Andrea Acocella che, attraverso il progetto bar.lina, trasforma spazi non convenzionali della città in luoghi di diffusione e riflessione delle arti queer.
L'opera — realizzata in PVC, video e legno, con dimensioni ambientali — rappresenta uno dei momenti più maturi e compiuti dell’ultima ricerca dell'artista, in cui il dialogo tra iconografia sacra, cultura visiva omosessuale e memoria collettiva raggiunge una sintesi formale di notevole densità simbolica.Con Sebastiane, Marchetti porta in primo piano il corpo come archivio culturale, luogo di sedimentazione di violenze, censura e sublimazione, ma anche di resistenza e reinvenzione.
Il titolo rimanda esplicitamente a Sebastiane (1976), il film di Derek Jarman — girato in Sardegna e interamente in latino— che reinterpretò il martirio di San Sebastiano come narrazione apertamente omoerotica, restituendo al santo una valenza iconica che la tradizione omosessuale internazionale aveva già da tempo riconosciuto e rivendicato. Dall'Ottocento in poi, la figura di Sebastiano — il corpo giovane, trafitto, in postura estatica — era diventata uno dei più potenti e ricorrenti emblemi dell'identità omosessuale maschile nella cultura visiva occidentale, attraversando la pittura simbolista, la fotografia di Von Gloeden, la letteratura di Oscar Wilde e Yukio Mishima, fino alle arti contemporanee. Marchetti si inserisce consapevolmente in questa genealogia, attivandola attraverso gli strumenti del proprio vocabolario artistico e, grazie al confronto diretto con l’opera cinematografica, non si limita a citare Jarman, ma ne assume la postura critica: il corpo come campo di tensione tra disciplina e desiderio, tra spiritualità e carne.
Il nucleo tecnico dell'opera ruota attorno alla pratica dell'emulsione su polaroid, procedimento cardine dell'intera produzione di Marchetti: fotografie di piccolo formato, intimiste e tattili per natura,- quasi reliquie tascabili - vengono qui sottoposte a un processo di monumentalizzazione che ne trasforma radicalmente la scala e la funzione. Le immagini — ingrandite fino a diventare grandi frame di dimensioni ambientali — sono trasferite su quattro tendaggi in PVC che occupano lo spazio come altari laici, nella piena consapevolezza di una tradizione figurativa ben precisa: quella dei teleri d'altare, le grandi tele dipinte che punteggiano le chiese di Roma e della tradizione pittorica italiana. La scelta del materiale – industriale e plastico – introduce una frizione tra la tradizione pittorica dell’altare e la contemporaneità della superficie sintetica, tra la memoria liturgica e l’estetica post-fotografica. Se l’altare storicamente organizza lo sguardo e orienta la devozione, qui la monumentalizzazione dell’immagine polaroid destabilizza la frontalità, invitando il pubblico a un’esperienza inusuale. Marchetti opera dunque una sovrapposizione di piani — sacro e profano, devozionale e erotico, antico e contemporaneo — che trasforma ogni tendaggio in un palinsesto visivo e culturale.
L'integrazione del video, concepito come eco e controcampo delle immagini statiche, rielaborando un frammento da Jerman, ci suggerisce una temporalità sospesa che richiama tanto la ritualità liturgica quanto la lentezza contemplativa (del cinema sperimentale). L’insieme genera un paesaggio visivo in cui il martirio si trasfigura in erotismo spirituale e il desiderio diviene strumento di riappropriazione simbolica.
Sebastiane si configura così come un'opera di ricerca iconografica e identitaria, capace di tenere insieme corpo, spiritualità ed erotismo in un'unica tensione visiva — restituendo alla città la propria storia attraverso uno sguardo altro, queer, che ne riscopre e riattiva le radici più profonde.
Emanuele Marchetti [he/him] (Terracina, 1988) vive e lavora a Roma dal 2017. La sua ricerca fotografica esplora le complessità del corpo queer e dell'identità, amplificando storie autentiche della comunità LGBTQIA+ in risposta a un panorama narrativo che ne marginalizza spesso le esperienze. Al centro del suo lavoro la consapevolezza di sé, del proprio corpo e l'autoaffermazione, alimentate dall'esperienza personale di giovane omosessuale cresciuto in provincia. Nel 2026 è stato tra i fotografi invitati a esporre al KORA – Centro del Contemporaneo, in provincia di Lecce.
Andrea Acocella [he/him] (Roma, 1991) è storico dell'arte, attivista LGBTQIA+, ricercatore e curatore indipendente di base a Roma, che orienta la propria ricerca curatoriale attorno ai temi della sessualità, dei corpi, delle politiche sessuali e delle pratiche di desiderio e affettività, con una formazione specialistica in Queer Curating conseguita al Node Center di Berlino nel 2020. Anni di attivismo sul territorio con ArciGay Roma e Gay Center sono alla base del suo approccio, radicato nella comunità e nelle sue istanze politiche e culturali. Nel 2021 co-fonda bar.lina, progetto indipendente di arte e letteratura LGBTQIA+ che pone la comunità artistica queer italiana e internazionale al centro del proprio sviluppo. Con molte mostre all’attivo e collaborazioni con alcune università (ABA Roma, Tor Vergata, Accademia Italiana), nel 2025 è curatore del progetto Art Is Love Made Public, vincitore dell'avviso pubblico "The Care" di Action Aid.

